OCCHIO S/VELATO

Aggiornato il: feb 27

Spesso abbiamo una visione di noi narrata dal nostro occhio interiore; l’occhio che ci guarda ha possibilità limitate perché condizionato dalle esperienze pregresse che ci forniscono informazioni falsate.

Altre volte, invece, grazie alla centratura riusciamo a vedere senza veli e il nostro occhio interiore ci permette di vedere la vera natura delle cose, l’Essenza. Stesso occhio, due sguardi. Una continua gara sul tempo, quale sguardo perdurerà più a lungo ?

La sostanziale differenza è che i veli portano con sé tonalità diverse di grigio che colorano i pensieri. Dunque, come posso far perdurare il magico sguardo, prima che venga nuovamente velato?

A questa domanda ho risposto con il fare, preghiere, meditazioni, introspezioni, letture, ma quella qualità di sguardo inquietante, quella identità afflitta che non voglio essere continua ad esistere e a non trasformarsi.

Non mi piaccio.

Non vado ancora bene.

Ma quando finirà questo aspetto?

Perché ancora queste situazioni?

Cos'altro posso fare, capire?

Sono confusa.

Sono arrabbiata.

Non mollo, aspetto e passerà.

Quando avrò trasmutato, smantellato, risolto, sanato, guarito, eccetera potrò, dirò, farò, creerò la vita che voglio, la me che voglio vedere nel mondo.


Io così come sono non vado bene, pertanto solo quando avrò risolto la vita che vorrei si manifesterà.


Aiuto!

Questo è ciò che grida lo sguardo, che se anche non riesce ad emergere come ho deciso che dovrebbe, lui grida.

Forse tutte le mie preghiere, il lavoro su di me, sono valsi proprio a far emergere questo grido?

Lo sento forte e chiaro attorno a me e in tutti i miei corpi.

Mi sento separata in casa, ma come ogni madre con un figlio adolescente, mi dico che qualcosa di buono l’ho fatto.

Mi riguardo e d’istinto mi accordo che mi sono davvero molto rotta i ….beep…

Nessuno me ne voglia di questa veracità, ciò di cui sto parlando riguarda il mondo universo. Cambiano le ricette, i motivi, i luoghi, ma cari fratelli, siamo tutti credibilmente uguali con o senza lauree.

Mi chiedo che fare: scendo dalla giostra della vita o faccio un altro giro? Ritenta sarai più fortunata. Mi convinco, ritento, sì, ritento, perché nella vita ci vuole coraggio, leggo, digiuno, prego, faccio mille meditazioni, mi chiudo in eremitaggio, mi iscrivo a corsi di ballo per muovere i chakra, vedo conferenze dal vivo, on-line, sto con l'amica al telefono per un ora, faccio costellazioni familiari, immaginali, gemellari, sedute psicologiche, webinar, prendo fiori di bach.

Che fatica, sono stanca. E continuo a vedermi con quello sguardo svelato, velato, non ci capisco più niente.

Ho capito! Mi fermo. Sto. Voglio il Samadhi.


Ma perché non sono come una di quelle donne che a 21 anni è stata negli Asrham per dieci anni, facendo la spola oriente occidente perché di più non ci si può stare, a contemplare con il maestro indiano che non ti dice una parola e che ti insegna col silenzio?

Come faccio dal centro di una metropoli densa di contraddizioni costanti ad andare in samadhi?

E allora continuo faccio un corso di samadhi, un laboratorio, un ritiro spirituale senza cellulare, cibo, né acqua. Meglio se con luna piena in gemelli durante giorni palindromi. Ecco come faccio, io!

Racconterò del mio samadhi e finalmente la vita sarà diversa. Sarò nuova, lucente e impalpabile, mi vedrò nella vita sempre con quel solo sguardo.


Ma nel frattempo, in questo tempo, dico in questo asso di tempo, la vita gira attraverso fatti e persone; prendo anche decisioni, senza samadhi e a rincorrere la centratura come una carota. E non ho forza per combinare nulla, sono stanca e delusa di me, mi sento immersa in un apprezzabile vuoto di sfumature grigie.


Ma ecco che entrambi gli sguardi, fianco a fianco, si avvicinano e mi fissano.

Anche io mi fisso, sì, ad andare avanti, perchè ci vuole coraggio nella vita, mi ripeto e quindi non mollo, io! Arrivata alle 20:30 di sera mi rendo conto che nonostante tutte le cose fatte ancora non mi piaccio. Ho fame, ho sonno, non ho voglia di fare niente ma soprattutto sono terribilmente stanca. Dormo.

Dicono che la notte porta consiglio.

Stanca, sono stanca mi dico, lo dico agli altri, lo scrivo. Sono nervosa, arrabbiata con quella me non migliorata. Scatto, mi agito. Ho il respiro affannato. Cosa altro posso fare, respirare dicono.

E allora respiro a pieni polmoni e allungo la distanza da un respiro all’altro e lentamente scendo nella calma, la mente si acquieta e in moto spontaneo arriva la resa!

Calmo e paziente sorride l’occhio riparatore e da un piccolo spioncino riesco a vedermi, il respiro è stabile e lo sguardo si amplifica fino a svelare l’intera figura. Scelgo di guardarmi tutta, così come sono.  Ascolto emergere domande: ma se andasse bene tutto così com’è?

Ma se la creazione del mio fare partisse da ciò che ora sono, con tutte queste mie incapacità?

Ma se fosse tutto questo ad essere ciò di cui necessita la mia realizzazione?

Sono sempre più arresa, innocente e serena, come quando correndo sul brecciolino davanti l’entrata dell’asilo cadi e tua madre tirandoti su ti dice che non è successo niente, che passa, sono cose che accadono.

E così accade che mi accorgo che ciò di cui oggi sono fatta è il motore della realizzazione di ciò che sono. Perché oggi non posso essere altro di ciò che già sono.

Ed è questo il mio samadhi, lo sguardo su tutta la mia figura, guardare, guardare e basta, ciò che sono.

Sento di nuovo il calore nel petto e percepisco barlumi di colori. Ringrazio l’occhio destro, quello sinistro e tutte le fonti da cui vedo.  Ascolto formarsi pensieri: ora, pensa ciò che vuoi pensare domani. Ora, fai ciò che vuoi fare domani.

Mi sento meglio. Ora, pensa ciò che vuoi pensare domani. Non sento più la stanchezza, sono ispirata e la giornata si dilata, nessuna telefonata e nessuna azione al di fuori di me.

Inizio, scrivo, tesso, cucino, faccio bene il mio lavoro e ripeto quelle parole: ora, fai ciò che vuoi fare domani.

Ed è in questo modo che oggi sono ciò che volevo essere, me stessa, così come sono.

Mi commuovo mentre scrivo. Piango. Il petto ora è tutto caldo.

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